A seguito del successo del viaggio Transhymalayano del settembre 2016 in cui GO Biker ha gestito e accompagnato la spedizione dell’entourage aziendale della  Riso Scotti, in moto nella regione indiana del Ladakh, anche per il 2017 è stato deciso di affrontare una nuova impresa motociclistica, portata a termine lo scorso Luglio 2017: La Via della Seta; un itinerario di oltre 4.000 km dall’Iran alla Cina attraverso Turkmenistan, Uzbekistan e la famosa e stupenda Pamir Highway (da fare almeno una volta nella vita!!!) che si snoda tra Taijikistan e Kyrgyzstan segnando per oltre 600 km il confine con l’Afghanistan.

Ve lo assicuro, una vera sfida per veri motociclisti. Tra le strade malridotte del Turkmenistan e Uzbekistan accompagnati dai 45 gradi dei deserti fino agli sterrati, acciottolati, ghiaia, sabbia, guadi della Pamir Highway e delle vette oltre i 4.000 del Kyrgyzstan.

La scelta della moto da utilizzare era fondamentale. Ma era anche fondamentale portare l’ “Italia”, le eccellenze italiane in questa meravigliosa sfida. Si è deciso così di unire due marchi d’eccellenza, Riso Scotti e, per la scelta della moto, lo storico marchio di Mandello del Lario; Moto Guzzi. E la scelta della moto è ricaduta sulla Guzzi V7 III Stone.

Bene. A questo punto la sfida sembrava ancora più ardua Chiunque affronti un viaggio del genere, lo fa con moto sul tipo vecchi Yamaha Tenerè, Honda Africa Twin, Suzuki DR …insomma le storiche e rinomate “indistruttibili” prive di elettronica e fronzoli.

La Guzzi V7 III Stone non si presenta sicuramente come una moto propriamente adatta ad un itinerario simile. Cerchio da 18, peso motore in avanti, sospensioni totalmente stradali… ma, la decisione era presa e siamo partiti, mettendo almeno un bel “tacco” da sterrato alle nostre signore.

La V7 III Stone non sembra essere adatta, fino a che poi, ci monti in sella e cominci a macinare i primi chilometri: la moto è semplice e con una guidabilità eccezionale. Scattante e fluida ci ha permesso di divertirci sulle curve iraniane e passere indenni lo stato delle strade Turkmene (buche immense che ti ritrovi davanti all’improvviso mentre sei a 90/100 all’ora e che possono significare gravi danni se ci caschi dentro). Pochissima elettronica e l’essenziale per una moto che ci ha permesso di riparare in pochissimo tempo i pochi danni incorsi in viaggio. Bassi consumi, fondamentale per attraversare l’Uzbekistan dove la benzina è praticamente introvabile . E poi si arriva sullo sterrato del Pamir:  la moto va che è un piacere. Bassa, permette a chi meno pratico di affrontare i km di ghiaia e sabbia senza problemi. A pochi giri e ad un’andatura non oltre i 35 km, la moto non fa una piega. E per chi ha più dimestichezza, ci si alza sulle gambe e la si fa andare (con un po’ di cautela: alzandosi in piedi il peso è tutto sul davanti e il dietro rimane un po’ troppo leggero…ma va bene comunque)

Insomma, una moto nata per la città, per le belle curve asfaltate ma che, guarda un po’, ci ha portato fino in Cina.

Cara V7 III Stone….è stato un vero piacere!!!

 

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Questa non è una meta per un viaggio convenzionale, il Ladakh è racchiuso tra le imponenti catene montuose dell’Himalaya e del Karakorum luogo in cui la terra e il cielo si incontrano e dove è possibile ascoltare il suono del vento e del silenzio. Una sensazione unica, impagabile che ti lascia a bocca aperta anche quando di notte volgi lo sguardo al cielo e vedi una coperta di stelle che trafigge il nero del firmamento.
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Ecco cosa accade quando prendi un buon 10 ore di acqua e freddo in moto in un tappone da 600/700 km per arrivare alla destinazione serale!

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